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Thursday, March 23, 2017

German Jounralist: Francis & Benedict XVI Aren't "Friends"

German Jounralist: Francis & Benedict XVI Aren't "Friends"

The REAL Pope Benedict XVI was forced out by the St Gallen Mafia.  Things are not so "honkey-dorey" between these two as the heretical Novus ordo websites make it seem.  Here is Maurizio's latest report (summary) from Europe...




23 March 2017
Dear friends,
A Bergoglian German journalist confirms that:
1.      There were pressures from various sides within the Catholic Church
pushing for the renunciation of Benedict XVI (which makes the same
intrinsically invalid);
2.      Bergoglio and the Pope “emeritus” do not talk each other and are said
to have seriously argued;
3.      Francis simply does all what he wants (while Benedict was not free to
do anything);
4.      The Bergoglian team is the institutionalization of the St. Gallen secret cabal.

Greetings
In Christo Rege per Mariam Reginam
Maurizio
See in Italian (in part it is a translated report from other articles French and from
German)
       
Inedito: I veri rapporti tra 'i due papi'
chiesaepostconcilio.blogspot.it | giovedì 23 marzo 2017 
Riprendo nella nostra traduzione da Benoit et moi, 22 marzo. Un ulteriore quadro della situazione da una fonte attendibile supportato dai link ai testi qui disponibili sugli eventi chiamati in causa.

Strana 'protezione' et alia: nel discorso per il 65° di sacerdozio
Premessa di Benoit e moi
Le poche notizie sul Papa emerito che emergono in quella che alcuni chiamano "la stampa di regime" fanno regolarmente riferimento ai buoni rapporti di amicizia e di complicità tra il Papa emerito e quello regnante. E ogni celebrazione è un'occasione perché Benedetto XVI costituisca l'opportunità di mettere in risalto Francesco, come se il primo potesse esistere solo attraverso il secondo, o in riferimento a lui. "Opporre" i due Papi è un esercizio politicamente e religiosamente scorretto o almeno riservato ai malvagi "nostalgici" e agli altri seguaci della teoria del complotto. 
[...] Di seguito la traduzione di un articolo di Giuseppe Nardi che riporta le osservazioni di uno dei vaticanisti tedeschi favorevoli a Francesco, Andreas Englisch. Anche se non fornisce prove formali (i turiferari bergogliani non ne portano certamente di più) ma soltanto il suo sentire personale, ciò che dice conferma i dubbi sorti dalla lettura di alcuni resoconti e dall'attenta osservazione di alcune immagini. E in ogni caso, è attendibile.
(...) poche cose legano Francesco a Benedetto XVI: questi è relegato ad un ruolo di mera comparsa, in occasione delle sue apparizioni pubbliche,  ma il papa regnante coglie l'occasione per la facciata e lo fa entrare in scena in caso di necessità. Su questo sfondo, l'assenza di Benedetto nell'ultimo concistoro del 19 novembre 2016 acquista una nuova dimensione.
Andreas Englisch: I Papi Benedetto e Francesco hanno proprio litigato
Giuseppe Nardi - www.Katholisches.info
(Roma) Papa Francesco e il suo predecessore Benedetto XVI sarebbero in pieno contrasto: «Non si parlano». È questa una delle notizie sensazionali riportate dal vaticanista Andreas Englisch, lo scorso 16 marzo, durante una conferenza tenuta a Limburg (Germania).

Englisch, per molti anni, è stato il corrispondente da Roma dei media del gruppo Axel-Springer per l’Italia e il Vaticano. Con i suoi trent’anni di esperienza romana, è considerato un eccellente conoscitore del Vaticano.

La conferenza del giornalista si è tenuta nella sala Josef Kohlmaier sul tema: “Francesco - combattente in Vaticano”, con fondamento su “I segreti svelati” del Nassauische Neue Post, secondo quanto riportato nel numero del 18 marzo. Ma lo scenario che aperto al suo pubblico da Andreas Englisch, su ciò che accade in Vaticano dietro le quinte, è molto più sensazionale rispetto a quanto riportato dall’articolo del giornale regionale.

Francesco e Benedetto non si parlano
Il giornalista non ha fatto mistero della sua simpatia per papa Francesco, ben nota a tutti. Englisch sa come affascinare il suo pubblico: Sì, Monsignor Tebartz-van Elst (vescovo emerito di Limburg, che ha dovuto dimettersi nel 2014, accusato di condurre una vita lussuosa, NdT) [il caso del vescovo di Limburg, qui], ha ricevuto un nuovo incarico in Vaticano, dove lo si trova all’«ufficio postale» (una sorta di deposito). Sotto il pontificato di Francesco, egli dice infatti, non c’è più spazio per coloro i quali «si pongono sopra l’insegnamento di Gesù Cristo e guardano dall’alto i semplici fedeli». Parole forti di Englisch a proposito del papa, e del papa a proposito di un confratello. Quello che Englisch non ha detto è che per Francesco, quelli che sono buoni solo «per l’ufficio postale», non lo sono a causa delle «vasche da bagno d’oro», reali o immaginarie, ma a causa della loro visione della Chiesa. La dimensione sociale, con il suo mito dell’«impegno per i poveri», è ben accolta da un uditorio ma, in realtà, significa ben poco e serve più che altro da copertura.

Ben più esplosivo rispetto al caso di Limburg – per via della portata molto più ampia – è ciò che Englisch ha rivelato del rapporto tra Francesco e Benedetto XVI. Secondo il giornalista, il papa regnante e il Papa emerito avrebbero proprio litigato. Essi non si parlerebbero più. E ciò non da ieri. E cos'altro? Per sua stessa ammissione, Benedetto XVI non fa più apparizioni pubbliche, se non in risposta a un desiderio esplicito di papa Francesco. Ciò che viene mostrato in queste rare occasioni non sarebbe, se si presta fede alle affermazioni di Andreas Englisch, che uno scambio di convenevoli, in cui i protagonisti fingono di essere amici. La ragione della divergenza sarebbe da cercare, secondo il giornalista, nel caso di Limburg, nel quale Benedetto avrebbe preso le difese del vescovo Tebarzt-van Elst. Tutt'al più, si tratta di un aspetto della vicenda. Ma Limburg non è certamente la causa principale di una frattura così profonda nelle relazioni tra i due papi.

Francesco “sa quello che vuole” e fa “quello che vuole”
Il corrispondente da Roma rappresenta Francesco come una personalità forte. «Sa quello che vuole» e lo fa sapere. Al contrario, Benedetto sarebbe «un buon teologo», ma avrebbe mostrato una «debole attitudine al comando». Per decenni i media tedeschi, quando parlavano del “Pantzerkardinal inflessibile”, usavano un linguaggio ben diverso. Da sempre, per favorire una determinata direzione, tutti i mezzi sembrano buoni, in minore o maggior misura. In ogni caso, Benedetto, sempre secondo Englisch, ha lasciato decidere a molte altre persone, mentre Francesco fa «quello che vuole».

Se si spingono fino alle loro ultime conseguenze le dichiarazioni di Englisch, significherebbe che Francesco e Benedetto XVI hanno ben poche cose in comune: questi è ridotto, nelle sue apparizioni pubbliche, a un ruolo di mera comparsa, ma il papa regnante lo utilizza all'occorrenza per la facciata e lo fa entrare in scena, in caso di necessità. In questo contesto, l’assenza di Benedetto durante l’ultimo concistoro del 19 novembre 2016 acquista una nuova dimensione.

Le promozioni cardinalizie fanno parte di queste poche occasioni in cui il papa regnante ha invitato il suo predecessore a una cerimonia pubblica. Al momento della creazione dei nuovi cardinali nel 2014 e 2015, Benedetto XVI fece un’apparizione nella Basilica di San Pietro [vedi]. Ma nel corso dell’ultimo Concistoro era assente; e Francesco ha riunito i neo-cardinali da Benedetto, senza tante formalità, nel monastero Mater Ecclesiæ. Evidentemente anche per troncare sul nascere, secondo Englisch, possibili illazioni. Ovviamente Francesco sospettava che l’assenza di Benedetto potesse essere un gesto dimostrativo [vedi e qui].

Le pressioni sulla rinuncia di Benedetto XVI
La cronologia dei fatti, in ogni caso, non induce a pensare a una semplice visita di cortesia – come il Vaticano ha presentato l’avvenimento –, ma contiene qualcosa di esplosivo. Cinque giorni prima del Concistoro, quattro cardinali, Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner, avevano pubblicato i loro dubia sulla controversa esortazione post-sinodale Amoris Lætitia, poiché papa Francesco, dopo due mesi, ancora non aveva dato loro alcuna risposta. Con i dubia, essi si sono opposti frontalmente a Francesco, che da allora ha lasciato decadere la questione, costringendo i suoi più stretti collaboratori e sostenitori a una estenuante ginnastica verbale. Francesco può prolungare il suo silenzio, ma non esce meno indebolito dal conflitto, apparendo come un papa che si rifiuta di rispondere a domande su temi fondamentali della fede e della morale. Una macchia sulla sua immagine, che incombe come un’ombra sul suo pontificato.

Il Nassauische Post ha taciuto su un altro aspetto sollevato da Englisch: varie forze all’interno della Chiesa avrebbero esercitato pressioni su Benedetto XVI perché si dimettesse. Questa affermazione è dinamite! Le circostanze nelle quali ha avuto luogo la rinuncia del Papa – fatto unico nel suo genere nella storia della Chiesa – non cessano da allora di alimentare dubbi. Dove è esattamente la linea di demarcazione tra una forte pressione e una costrizione? Benedetto stesso ha assicurato di essersi dimesso di sua spontanea volontà. Fino a prova contraria, occorre prendere per buone queste sue parole. Tuttavia, al di là dell’aspetto giuridico, rimane una sensazione indefinibile. E ciò ancor più se si considera la forte pressione esercitata nel giugno 2012 dal cardinale Carlo Maria Martini su Benedetto XVI perché si dimettesse e il ruolo giocato dal club di San Gallo (fondato da Martini) in occasione dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio [vedi e qui].

Il fatto è che Benedetto XVI ha lasciato il campo libero, un campo che il team Bergoglio (prodotto dal club segreto di San Gallo) ha occupato come un vero e proprio stato maggiore senza pensare affatto ad una evacuazione.
Giuseppe Nardi
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]


TradCatKnight Radio: Fr. Kramer, "3rd Secret & Coup Against Benedict XVI"